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4 novembre 2004

N.E.

Alla finestra, la bruma dell'alba sale, respirando dalla terra umida.

I campanili si arrotolano sul tocco pulito e ritmico delle campane.

Tagli neri nei campi, alberi smagriti dall'autunno inoltrato, palizzate a guardia delle case.

Nel fasto addormentato di ville candide come meringhe, nel gioco dei giardini, nani ed elfi dal sorriso sfigurato invitano i passanti sussurrando parole sconnesse. Il sabba senza regole, senza inizio, senza fine.

Un nastro di cielo corre via, veloce, immoto, nei dolci tornanti del fiume.




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12 agosto 2004

12/08/2004


Umanità varia, mediamente non nata in Italia.


Nata altrove ed allineata ogni singolo anno in file senza fine di fronte alle questure della città.


Vie deserte, vuote di macchine parcheggiate, più grandi all’occhio ed al pensiero. Percorsi quotidiani rinnovati dalla velocità e dal ritmo pigro che ci si concede tra le case disabitate.


Il quotidiano che compri la mattina, dove scopri il cruciverba al posto della cronaca cittadina e che hai tempo di leggere tutto, davanti ad un caffè che hai dovuto scovare come in una caccia al tesoro.


Dolci parole in spagnolo, sussurrate da una mamma ad un bambino nel tram che ti porta a casa, accompagnano la fine di giornate tutte uguali, splendidamente improduttive.




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12 agosto 2004

MILANO IMMAGINE

Navigli.

Una donna di spalle in bicicletta, con un bambino nel cestello.

I capelli sparsi dal vento, una gonna che scopre le gambe tornite.

 

Sarò mai quieta normalità negli occhi di qualcuno?




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6 luglio 2004

2 DI PICCHE

Tornando a casa butto un’occhio distratto alle piante che non bagno, tramortite da giorni ed appoggio tonnellate di bagaglio a mano.

Non ascolto Santana.

Salgo le scale e mi imbatto nella mia immagine riflessa nel vetro. Mi guardo a lungo, mi sento osservata. Un ricordo mi si aggroviglia nella pancia.

 

E poi c’è qualcuno che viene a dire che non gli do altro che 2 di picche.




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28 giugno 2004

FUERA

Il viaggio inizia quando ti ritrovi sola. Con la tua valigia colma di rossetti essicati, lettere d’amore ormai in disuso, vagoni di dubbi e domande ben confezionati, tutti al loro posto. Il viaggio inizia quando la valigia non pesa più così tanto.


Quando scopri di poter salire le scale senza sputare i polmoni. Il respiro che è tornato trasforma il paesaggio che sembrava un’eco senza senso, dirada la nebbia, fa emergere dal niente piccole case smaltate di colori sgargianti, il lago, lontano, di un blu fantastico, ed i volti della gente, che ha continuato a vivere e parlare mentre tu eri via.


Lo stupore di essere andata oltre, di avere scavalcato con un salto leggero un muro alto metri infastidisce e costringe a trattenere i conati piacevoli della vertigine. L’ingiustizia del vento che si alza, impietoso.




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21 giugno 2004

RED PAINTED ROOM

Di stanze ne ho vissute molte. Ne ho riempite di canti, di pagine lette, di sonni inquieti e rissosi. Ne ho adornate di fiori, di candele, di parole, di lunghi silenzi senza senso.

Ieri ho imparato a dipingere una stanza di rosso, quando mi hanno insegnato che il rosso è un colore da nascondere, quando mi hanno sempre detto che il rosso è vergogna e pudore.

Per dipingere una stanza di rosso ci si deve fidare senza chiedere perché, si deve lasciare che qualcuno entri nel tuo corpo a tal punto da potersi sostituire alla tua immagine, che ti sollevi leggera verso il soffitto, colmandoti di doni, osservandoti di sguardo silente ed attento.

Ha intinto le mani nella vernice rosso fuoco, l’ha usata per tracciare solchi sul suo viso, per dimostrarmi che non mi minacciava invano quando mi chiedeva di cedere senza riserva alcuna.

Ieri sera ho imparato che il rosso è un colore inedito, vivido, brillante e ferroso.

Libera, dopo secoli interminabili, ho dormito per distrazione.




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14 giugno 2004

ALI' BABA' E I 40 LADRONI

Entrano in casa mia, scardinando la porta, in parte sfondandola. Si avventano, i 40 ladroni, sulle mie cose, arraffano ed impacchettano tutto. Gettano tutti i miei libri in larghi sacconi di juta, avvolgono il quadro comprato a Parigi, un volto di donna segnato da mille colori, in carta velina sottile. Ribaltano la mia pianta gigante, il più bel ficus esistente sulla faccia della terra, coprono le radici con cura, proteggono le foglie in un tessuto cangiante. Poi passano alla musica, fanno una, due, tre pile di CD e le mettono in borsoni di plastica, e poi vasi, i bicchieri da rosso e da bianco, pentole a vapore, candele, persino i faldoni pieni di cartame ormai inutile. La macchina fotografica, la bicicletta con canna e cestino, tutto, prendono tutto, lavorano per ore, senza posa.

 

Ed io, guardandoli, penso di chiedere ad Ali' una mano per il trasloco.




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14 giugno 2004

MY OWN PRIVATE HOME

Nel giardino-silenzio scorgo passare lucciole che nuotano nell’aria all’impazzata, spasmodicamente, il traffico della città scorre un po’ lontano, ovattato dai pioppi che proteggono le mie spalle. La mano scorre abitudinaria nel buio al pacchetto di sigarette, ed il fumo che inspiro è freddo, un vago sapore di incenso mi invade.

 

Chi seguirà i miei passi nel corridoio, la notte? Chi mi ascolterà respirare mentre sogno? Chi ballerà con me nelle ariose stanze della mia casa infinita, sui terrazzi colmi di limoni e rose rosse? Chi canterà per me in faccia al camino che arde, nei bagliori del fuoco?




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10 giugno 2004

ILTERZOESCLUSO

Morire-vivere affogata, drogata, bruciata e soffocata senza limite.

Schiantataaterra.

Vivere-morire di note e d'amore, nel silenzio delle lenzuola. Di vino, del profumo della frutta appena sbucciata, vivere e morire di sale, di amaro, di aspro, di dolce.

Di sabbia fine fra le dita, di ricordi senza nome, di libri sfogliati svogliatamente, di candele pigre che languono mentre ti addormenti.

Nella lingua giapponese esiste la parola amodio.

Che il vate Aristotele ci abbia infine fatto del male?




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10 giugno 2004

AARRGHHHH

Passeggiando bel bella nel boschetto-cittadino-della-mia-fantasia, mi casca l'occhio su un cartello: 'ARIA-CONDIZIONATA'.

 




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6 giugno 2004

IL MARESCIALLO

Il maresciallo è uno di quegli uomini nati per portare il cappello. Ha lo sguardo in tralice ed il fare ombroso.

Il maresciallo ha visto e raccontato molto.

La sua divisa non ha colore, perché la porta per disciplina, per pulizia mentale, con l’orgoglio di chi in caserma ha trovato un via per mettere ordine fra potere e responsabilità, fra bene e male, fra solitudine e massa.

Il maresciallo parla un romano gutturale, strascicato, pastoso, ricco del fumo di mille sigarette e dell’espressione un po’ ostile di chi considera Milano fredda ed avida. Da sempre cerca di fuggire da qui, ogni singola estate gli viene negato.

Maresciallo, mi dà sicurezza pensarti mentre scaldi il tuo sax e ti fai una suonatina ironica, in punta di dita.




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6 giugno 2004

PER G.

'Questa amica è una donna ad oltranza e vuole che si sappia'. (A.B.)




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2 giugno 2004

METAMORPHOSIS

Mi guardo. Donna trasformata in ghepardo.

Non per l’aggressività, non perché mi sia mutata in predatrice veloce, non perché mi muova sinuosa e leggera, non per la grazia felina. Anzi.

Donna e ghepardo per i lividi che ho distribuiti un po' ovunque sul corpo, mille bolli blu, neri, verdino-gialli. Ultimante non cammino, non corro, semplicemente e dolorosamente rimbalzo da uno spigolo all’altro, da una porta all’altra, da un letto all’altro.

Sono una pallina in un flipper impazzito, una cavia in gabbia, cazzo.




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2 giugno 2004

IL FASCINO COITALE DEL BLOG (just for women)

Mi siedo alla scrivania, attenta al rito preliminare: scegliere la sedia giusta, quella in legno, che è soffice e solida, accendere il computer, attendere con impazienza di poter scegliere la password, inserirla, aprire il foglio word che prima tanto odiavo ed ora mi consente di pensare in modo solitario prima di accedere al resto del mondo.

Scrivo, a volte impacciata a volte fluente, a volte libera a volte intimorita dal numero di occhi che immagino dall’altra parte, dal numero di mani, dal numero di cervelli, dal numero di vite che intravvedo dall’altra parte.

Scrivo qualsiasi cosa abbia un’eco, un rimbalzo qualunque, un fascino non immediatamente spiegabile, una suggestione per me. Qualsiasi pensiero con un odore.

Poi mi collego, entro nel mio spazio, copio diligentemente nell’editor le parole che ho scritto, inserisco il titolo in caratteri maiuscoli e…lo sparo.

Il fascino della sensazione è sottile. Per accumulo di energia creativa, rilasciare al resto del mondo, per sempre e senza ritorno, qualcosa che potenzialmente si veste di vita propria, un grumo attrattore di pensieri e commenti altrui, una sostanza autonoma ed evolutiva, che non ha più alcuna speranza di essere controllata o richiamata.

Neofita.




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1 giugno 2004

ESIBIZIONISMO

Per esibizionismo mi trovavo in quella stanza. Un poco per curiosità anche, e per la solita idea fissa di mettersi alla prova senza limiti, sempre, senza soste, senza sonno. La stanza era semibuia, con un divano polveroso appoggiato ad una parete, aveva un aspetto casuale e noncurante, un po’ orientale, un po’ studiato. Una libreria a parete, alta fino al soffitto, alta 3 metri. Colma di libri fino a cedere sotto il loro peso. Una pianta nell’angolo, che chiamano ‘tronchetto della felicità’, della felicità. La pianta ha il fare malato di un vecchio stanco di vivere, l’aspetto spettinato ed irriverente di qualcuno che non ha nulla da perdere.
Una scrivania piccola, che non invita ad appoggiarsi, una sedia scomoda, che non invita a lasciarsi andare. E di fronte: Lei.
Ti guarda senza colore, in modo che tu non possa pensare mai che si interessi a te per affetto, in modo che non ti possa passare nella mente neppure per un attimo il pensiero che Lei desideri conoscere qualcosa di diverso da quello che scegli di raccontarle.
Bene. mettiamoci alla prova. diamo sfogo all’ansia di raccontarsi che comunque ci attanaglia da sempre. sempre stata un cantastorie, sempre stata attenta a guardare la realtà con un occhio di regista, con un’attenzione maniacale alla forma di ciò che accade, al significato, ai simboli.
Nel vuoto,nel silenzio, la tua storia appare ridicolmente semplice, ricopiata da quella di molti altri che hanno vissuto le stesse emozioni, che Lei si cura di recepire e con diligenza catalogare.
La guardi, sperando che riesca almeno a carpire le tue menzogne e le tue omissioni.




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1 giugno 2004

DELFINI

Sono arrivati di soppiatto, nel silenzio infranto dalle onde. Chi li ha scorsi per primo ha aspettato un po’, godendosi l’attimo magico dell’avvistamento in segreto, assaporando la sensazione forte di conoscere, lui solo, la loro presenza discreta. Avvicinandosi, in cerchi concentrici sempre più serrati, si sono annunciati con un gridolino sommesso, quasi un sussurro.
E noi lì, stupiti dalla grandezza di un tramonto benedetto dalla grazia del loro nuoto, siamo rimasti attoniti, senza parole.
Nell’immensa solitudine che il mare mi regala, ogni singola volta che mi infilo su una barca a vela. mi trovo sconnessa e nello stesso tempo, respirando sale, nuvole e spruzzi, il mio pensiero si libera oltre l’orizzonte, cade nel vuoto assoluto, si gonfia del moto dell’acqua.
La potenza svincolata, l’energia della vita, il sole abbacinante e caldo, l’aria liquida come zucchero fuso, il vento che corre sulla pelle, tra i capelli, tra le dita.





 



 



 




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27 maggio 2004

IL MIO NOME


Mi chiamo aria perché aria è ciò di cui ho bisogno, oggi. Mi chiamo aria perché esco da un tunnel dove ho lasciato il respiro e rinasco oltre le cime innevate, nell’immenso frastuono del nulla. Mi chiamo aria perché senza paura volo ove non sono mai stata, ove i miei ricordi svaniscono e la tregua mi attende. Mi chiamo aria perché vivo a pieni polmoni.

E tu resto del mondo, come mi porrò nei tuoi confronti ora che a 20 giorni dalla creazione di questo spazio ho superato la vertigine del vuoto?
A ver.




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sfoglia     agosto       

"Il fanciullo s'era fatto dell'amore un'idea che restava austera, perchè era esclusiva; il suo disgusto giunse fino alla nausea. Poi ci si abituò, Quelle vane prove si spiegano con la mia inclinazione alle sregolatezze. Vi si mescolava la speranza di inventare un'intimità nuova, nella quale il compagno di piacere non avrebbe cessato di essere l'amico, il prediletto. Vi si mescolava la bramosia di istruirlo, di far passare la sua giovinezza attraverso le stesse esperienze che erano state quelle della mia. Fors'anche, più inconfessata, di degradarlo poco a poco al livello dei piaceri banali che non impegnano" (M.Y). 

Adriano racconta di Antinoo, suo amante e discepolo

 

 

stasera c'è una luna da impazzire.

 

 

 

 

 

 

 

 

A heavy thunder breaks the deep lethargy within your head....

'Through me the way into the suffering city,
Through me the way to the eternal pain,
Through me the way that runs among the lost.
Justice urged on my high artificer;
My maker was divine authority,
The highest wisdom, and the primal love.
Before me nothing but eternal things were made,
And I endure eternally.

Abandon every hope, ye who enter here"  (D.A.)

 

 

aria1971@tiscali.it